Proscioglimento e assoluzione: trova le piccole differenze

Era già da un po’ che volevo parlarne, visto l’uso improprio che ne fanno sempre più spesso giornali e tiggì ma, non avendo conoscenze approfondite in merito, preferisco affidarmi tout court a chi è più adatto di me e cito in toto la pagina http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2045927.html non per evitare di assumermi responabilità ma perché, anche solo ritoccando un pochino quanto scritto, potrei stravolgerne il significato senza rendermene conto.

Spero di riuscire a parlarne, discuterne e commentare personalmente il prima possibile, ovviamente previa conoscenza più approfondita.

Grazie per la pazienza.

-m4p-

“Se qualcuno sostiene “sono stato sempre assolto”, sempre meglio controllare “come”:

ASSOLUZIONE SECONDO L’ARTICOLO 530 c.p.p., COMMA 1
Cioe’ quando “il fatto non sussiste, o l’imputato non lo ha commesso”. Questa è l’assoluzione d.o.c.

ASSOLUZIONE SECONDO L’ARTICOLO 530 c.p.p., COMMA 2
Il comma 2 dice che “il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente, o è contraddittoria la prova.”  Molti processi hanno avuto come esito una condanna in primo grado e una assoluzione, con questa formula, in secondo grado: le prove, che erano sufficienti in primo grado, sono diventate insufficienti in secondo grado, per legge sopravvenuta. Cos’era accaduto? È semplice: le leggi che regolano l’ammissibilità e l’utilizzabilità delle prove erano cambiate tra un grado e l’altro del processo. Si tratta delle modifiche all’articolo 513 del c.p.p., e del nuovo articolo 111 della Costituzione, che hanno affidato al cosiddetto “impumone” (1), e ai suoi umori momentanei, la possibilità di ripetere accuse già formulate o di non farlo, avvalendosi della facoltà di non rispondere, convalidando le prove, o rendendole insufficienti, il tutto a suo piacimento.

PATTEGGIAMENTO
La sentenza di APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI
(patteggiamento) è equiparata, quanto agli effetti penali, ad una pronuncia di condanna. In caso di patteggiamento l’imputato e il pubblico ministero concordano una pena. Propongono quindi uno schema di sentenza al giudice dell’udienza preliminare, che controlla la congruità della pena prospettata. La rinuncia dell’imputato alla fase del dibattimento viene premiata con uno sconto sulla pena. La mancanza del dibattimento e del contraddittorio fa sì che si abbiano una sentenza ed una pena, ma non una condanna.

PROSCIOGLIMENTO
Molti imputati sono stati o saranno prosciolti per PRESCRIZIONE: in questi casi, pur non potendo emettere una sentenza di condanna, perché è passato troppo tempo dalla commissione del fatto di reato contestato, se è stata esclusa una prova evidente di innocenza dell’imputato (che porterebbe all’assoluzione nel merito), il giudizio del magistrato potrebbe fondarsi anche su una affermazione di responsabilità, indicando i motivi per cui l’imputato può essere considerato colpevole dei reati ascrittigli, ma va prosciolto per prescrizione. In sede di appello il magistrato può imporre all’imputato di risarcire il danno e rifondere le spese processuali alla parte civile. Assoluzione e proscioglimento non sono dunque la stessa cosa. Va aggiunto che, per l’imputato che volesse dimostrare la propria innocenza nel processo, la Corte Costituzionale, nel 1990, ha previsto la possibilità di rinunciare alla prescrizione.

NON LUOGO A PROCEDERE PER ABOLIZIONE DI UNA NORMA PENALE
In questo caso si dichiara il “non luogo a procedere” nei confronti degli imputati, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. È successo, per esempio, per l’articolo 323 c.p., riguardante l’abuso d’ufficio, che èstato riformato nel 1997. Parecchi imputati sono stati prosciolti non perché fossero innocenti, ma perché era cambiata la legge: insomma potevano essere colpevoli nel momento in cui avevano compiuto un certo atto, ma non lo erano più al momento del processo. Qualcuno ha notato un tempismo sospetto nell’approvazione di certe leggi, ma si tratta dei soliti maligni e malpensanti.

INDULTO
Molti imputati hanno beneficiato di uno o più indulti: cioè sono stati condannati e la condanna è rimasta intatta, però la pena loro inflitta è stata condonata e, quindi, estinta. Questo, tuttavia, non li autorizza a dichiarare che sono stati assolti.

AFFIDAMENTO IN PROVA AI SERVIZI SOCIALI
È l’istituto per cui spesso nemmeno i condannati definitivi scontano la pena in carcere.
Nel 1998 il parlamento ha approvato una legge (Simeone-Saraceni) che ha reso molto frequente l’affidamento in prova ai servizi sociali per i condannati a pene non superiori a tre anni. Per puro caso, non di rado, i processi per i reati contro la pubblica amministrazione, (quelli di Tangentopoli), si sono conclusi con sentenze a pene appunto non superiori a tre anni. Naturalmente possono usufruire della legge anche i condannati per altri reati, perché questa legge, almeno finora, è uguale per tutti.

NOTE
(1) IMPUMONE: l’imputato di reati connessi che, pur conservando le prerogative e i diritti di un imputato (per esempio : avvalersi della facoltà di non rispondere), assume di fatto la veste di testimone, facendo affermazioni sul fatto altrui. Per esempio fa delle chiamate di correità durante le indagini preliminari, ma non le vuol ripetere durante il dibattimento”

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3 commenti su “Proscioglimento e assoluzione: trova le piccole differenze

  1. Giò ha detto:

    mi dispiace dirtelo, ma tutte queste considerazioni sono inutili.
    Dai per scontato che le sentenze sono il verbo di Dio, o peggio ancora che ciò che viene portato in tribunale è tutto vero.
    Purtroppo la verità è ben diversa, l’Italia è uno stato di polizia giudiziaria, i giudici hanno potere di vita o di morte sulla gente, e i cittadini sono soltanto degli oggetti che vengono utilizzati da questa gente come e quando gli pare.
    Piuttosto di occuparti di chi è stato assolto, ma magari doveva essere condannato, pensa a quelli che sono stati condannati per fatti commessi da altri o addirittura mai accaduti.
    In Italia, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
    Le leggi sono solo uno strumento dei potenti per soverchiare chi gli pare.
    Quando decidono di fottere qualcuno, trovano sempre il modo, quando il qualcuno non gli interessa, può avere tutte le ragioni del mondo, ma nessuno lo aiuta.
    Piuttosto che occuparti di assolti e condannati, occupati degli assolutori e condannatori, se ne hai il coraggio, perchè stranamente in Italia siete tutti bravi a parlare delle vittime, ma dei carnefici non parla nessuno…
    Poi queste sciocchezze che hai incollato sopra, sono scritte coi piedi da persona ignorante in materia di diritto, per cui se non vuoi fare anche tu la figura dell’ignorante, la prossima volta vai a copiarle da un sito attendibile, magari da un articolo firmato da un giurista o un avvocato, o da un sito specializzato.
    E comunque questi non sono argomenti da forum, il diritto è una materia troppo complessa per poter essere compresa da inesperti, quando già gli esperti non riescono a comprenderla bene….

    • marco4pres ha detto:

      Hai perfettamente ragione riguardo la mia superficialità, che purtroppo temo pervada buona parte dei primi post che ho pubblicato, spinto da manie di grandezza. Come dici giustamente un blog (o perlomeno questo) non è luogo dove poter affrontare -approfonditamente- certi temi, e nella mia ignoranza mi sono affidato a un giornale. Lungi da me rivestire le sentenze di un alone dogmatico, però, il mio intento, per quanto ingenuo, era meramente far notare anche ai non esperti le differenze tra “assoluzione” e “proscioglimento” in riferimento a Berlusconi, che si è sempre dichiarato “assolto” quando in molti casi è stato “prosciolto” (e in altri “prescritto”). Probabilmente avrei dovuto specificarlo, ma se non ricordo male la questione era tornata alla ribalta per l’ennesima volta in quel periodo. Insomma, mea culpa.

      Comunque grazie per il commento.

    • paolo ha detto:

      “Per quelli che sono dentro e non sanno bene perché…
      Per quelli che sono fuori e lo sanno benissimo…”

      oh yeah

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