Politicizzare le “Agende Rosse”

Emilio Fido, il direttore del tg4, durante un miniservizio sul diciottesimo anniversario della strage di via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, dichiara che durante la manifestazione in loro memoria, la gente «ha voluto escludere quei gruppetti delle cosiddette “Agende Rosse Comuniste“, che ieri hanno tentato di dare una svolta ideologica a questa manifestazione».

Peccato che le “cosiddette ‘Agende Rosse'” non siano affatto comuniste, né tantomeno politicizzate o ideologizzate.

Come spiega in modo impeccabile il blogger Tony Troja in un suo video su YouTube, le “Agende Rosse” prendono il nome dall’agenda rossa di Paolo Borsellino.

Agenda “sulla quale il Magistrato era solito appuntare riflessioni e contenuti dei suoi colloqui investigativi, soprattutto negli ultimi mesi che precedettero la strage. Borsellino ripose l’agenda nella sua borsa di cuoio poco prima di recarsi dalla madre in via D’Amelio il 19 luglio 1992, come testimoniato dai figli e dalla moglie del Magistrato. Da quel momento dell’agenda si sono perse le tracce: nella borsa del Magistrato trovata intatta dopo l’esplosione sono stati rinvenuti alcuni oggetti personali ma non l’agenda” (fonte: 19luglio1992.com).

Il mio disgusto è incommensurabile.

Provo disgusto per l’enorme mancanza di rispetto a Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e guida delle “Agende Rosse”.

Provo disgusto per l’ennesima mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini italiani, perpretata come al solito tramite mistificazione delle notizie, istigazione all’odio e maccartismo. Ma forse chi guarda ancora tivù e telegiornali di regime se la merita, questa presa per il culo. Senza “forse”.

Provo disgusto perché è un film già visto, anzi, un libro già letto: La Fattoria degli Animali (per 1984 c’è ancora tempo, per ora siamo a livello locale/mezzadriale), con maiali al governo che si fanno delle leggi solo per loro e noi povere bestie soggiogate al loro deviato potere dialettico e, quando questo non basta, militare.

Intanto oggi è il nono anniversario della morte di Carlo Giuliani (un altra indegna prova di disonore del nostro stato da non dimenticare), e Pierluigi Battista, giornalista del Corriere della Sera, ha pensato bene di ricordarlo, qualche giorno fa, con un articolo che ne infanga la memoria.

Spero di poter scrivere al più presto un intervento (o una serie) sul G8 di Genova del 2001, per non dimenticare.

-m4p-

VIDEO: Animal Farm Trailer

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