Gli altri sono solo altri “io”

Parlare non serve a niente. Nemmeno per spiegare. Tutto o quasi dipende dalle persone con cui ci relazioniamo e dalle azioni che ci legano o ci allontanano. Non si può sfuggire agli “altri”.

A una mia amica piace sapere come gli altri la vedono. Anche a me incuriosisce sapere cosa pensano gli altri di me, ma è davvero importante? Ognuno pensa di ciascuno quello che vuole, anzi, quello che, appunto, pensa: le proprie impressioni, le proprie reazioni ai nostri comportamenti, alle nostre scelte, in base alla propria indole e al proprio carattere.

A un’altra mia amica non piace che qualcuno pensi di lei quello che lei non vuole. Egoistico, vero? Ma è comune, forse comprensibile e condivisibile. Ripeto, è davvero importante?

Certo non è facile, soprattutto quando questi “altri” sono persone a cui teniamo. Chiarisco subito, questo post non è dedicato al volontariato, a quel tipo di “altri”, ma alla convivenza quotidiana con altre persone, quelle con cui condividiamo la nostra vita di tutti i giorni, anche a distanza di tempo e di spazio.

Ci piace, ci piace che gli altri ci vedano come ci vediamo noi, ma noi, gli altri, li vediamo come si vedono loro? Non consideriamo forse violenza che ci dicano cosa dobbiamo pensare, come dobbiamo vederli? Che correggano le nostre opinioni? Tanto le nostre opinioni non cambiano con suppliche, appelli o parabole, a meno che non siamo volubili e vuoti. E allora perché noi dovremmo fare lo stesso? Gli altri non sono NPG nel gioco della nostra vita, gli altri sono i protagonisti della propria, sono semplicemente altri “io”. Come noi. E li incontriamo e intrecciamo le nostre vite con le loro, direttamente o indirettamente.

Perché allora sentiamo il bisogno che si adeguino a noi, quando noi odiamo fare altrettanto? A me la risposta pare “egoismo“. Era Wilde a dire che “l’egoismo consiste non nel vivere come uno vuole, ma nel pretendere che altri vivano come vogliamo noi. Una rosa rossa non è egoista perché desidera essere una rosa rossa. Sarebbe ferocemente egoista se pretendesse che gli altri fiori del giardino fossero tutte rose e tutte rosse” (fonte: circuitoaw.it).

A questo riguardo io me la prendo sempre con mia sorella, volenterosamente predisposta a dare lezioni o a voler migliorare le vite delle persone a cui vuole bene. Encomiabile, fino a un certo punto. Prevede le vite degli altri, o perlomeno, spinta da ingenua generosità, pensa a come sistemarle in base al suo giudizio di come la vita dovrebbe essere, di come vorrebbe la sua.

Per carità, i consigli sono sempre bene accetti, ma il vecchio adagio che recita che “la libertà di un individuo finisce dove inizia quella dell’altro» è saggiamente capovolto da Michail Bakunin, il quale sosteneva che la libertà individuale è confermata da quella altrui, cioè, maggiore è il numero delle persone libere, maggiore sarà la libertà individuale. È quindi un interesse personale dell’individuo ampliare le libertà altrui poiché in questo modo si ampliano anche le proprie” (fonte: Anarcopedia).

Io credo che essere liberi non significhi comportarsi come si vuole, bensì pensare come si vuole, quello che si vuole. Riflettiamoci un attimo. È facile dire “ma è ovvio che io penso quello che mi pare, chi vuoi che mi costringa a pensare qualcos’altro? L’hai appena detto che i nostri pensieri e le nostre opinioni sugli altri non sono suscettibili a cambiamenti se fondati su basi solide”. Vero, ma quando si è di mentalità chiusa, o si vedono le cose solo da una e una sola prospettiva (o anche limitate, è lo stesso), quanto si è davvero liberi di pensare? Quanto lo si può davvero essere? Ma qui entriamo in un altro campo e questo discorso, casomai, lo affronterò un’altra volta.

Quale che sia la verità, ovviamente, io non lo so: traggo sì conclusioni, ma continuo a farmi e a fare delle domande, nella speranza che qualcuno, qualcun’altro, magari, riesca a darmi delle risposte. Ma alla fine, è davvero importante?

A forza di rileggermi mi sembro sempre un moralizzatore, ma in realtà ‘ste cose le dico a me stesso, per paura di dimenticare quello che penso a un certo punto della giornata, le conclusioni a cui, anche con ingenuità, arrivo.

-m4p-

VIDEO: OK go, This Too Shall Pass (versione alternativa: “Rube Goldberg Machine”)

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Un commento su “Gli altri sono solo altri “io”

  1. Marta ha detto:


    Quando un giorno un Gaber “come tanti ti fa riflettere e ribalta il concetto…

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