Quant’è stupido interpretare?

Lo diceva anche Claudio Bisio in Aspettando, godo: «ho sempre paura di essere frainteso, perché la gente cerca sempre dei sotto-significati nelle cose che dici, il sottotesto, no?»

A me capita di cascarci, di voler sempre cercare di capire cosa intendano gli altri, di sperare che intendano quello che voglio io. È automatico, non faccio nemmeno in tempo a finire di sentire la frase che subito parto per la tangente. Egocentrismo? Troppa fantasia? Scarsa capacità d’attenzione? Mah…

Ma anche se in un primo, impulsivamente romantico momento ci casco, ormai mi sono rassegnato, mi fido sì e no di quello che mi viene detto. Più sì che no, visto che concedo sempre il beneficio del dubbio a chi mi sta davanti: il dubbio che sia una persona intelligente e che quindi intenda quello che dica. Ma in realtà, come detto nel post scorso, parlare non serve a niente.

Le parole sono bolle d’aria che si formano sotto la lingua“, cantano i Marta sui Tubi o, come la dico io, “le parole valgono solo l’aria di cui sono fatte“, niente di più, niente di meno. Mi è stato dato del “radicale” (o del drastico?) per quest’affermazione, ma continuo a sostenerla, parlare non costa niente, e spesso vale ancora meno.

Però i complimenti piacciono, e lèggere tra le righe di frasi chiarissime la brace nascosta di qualcosa in cui speriamo c’infervora ancora di più. Una frase, certo, un messaggio, ma anche un sorriso, un abbraccio, un bacio sulla guancia. Garbati segnali di niente o quasi, figli del momento il più delle volte, che trovano terreno fertile in teste troppo complicate.

Lo stesso discorso vale anche per il contrario. Schermarsi, pensar male, deprimersi. Pessimismo? Mala fede? Stupidità congenita?

È vero, fissarsi troppo su una cosa è dannoso e basta, ma non il pensare. Il problema infatti è focalizzarsi su una parte del messaggio oppure estrapolarlo dal contesto: come diceva Soho Takuan in Vagabond, “se guardi solo una foglia non vedi l’albero. Se pensi all’albero non ti accorgi della foresta che ti sta intorno“. Probabilmente, basterebbe prendere le cose con un po’ più di spensieratezza e saper aspettare.

Ma in realtà, è davvero importante?

-m4p-

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