The power of smiling

«Monsieur Ibrahim, quando dico che il sorriso è roba da ricchi, intendo dire che è roba per gente felice».
«Ed è qui che ti sbagli. È il sorridere che rende felici».

È un concetto curioso, quello esposto da Monsieur Ibrahim, e anche se non sarà vero in senso assoluto (niente lo è, per me, da buon relativista), funziona. Provateci, io l’ho fatto.

Se si sorride anche senza motivo, così, dal nulla, il morale sembra migliorare. Chissà, forse perché ci si rende conto di quanto si è sciocchi a farlo, ma è il risultato che conta. Magari con me funziona per suggestione, perché mi convinco sempre, ingenuamente, di tutto quello che ritengo valido o che mi piace, chi lo sa? L’importante è che alla fine si sorrida e si stia meglio, me lo sono anche scritto addosso: smile.

Non bisogna mai dimenticarlo: se non sorridi, se non ridi, che cazzo vivi a fare?

Noi siamo fortunati, ci rendiamo conto di quanto? Già solo per il fatto di essere nati, di essere quel cavolo di spermatozoo che becca quel cavolo d’ingresso in quel cavolo d’ovulo, per non parlare della miriade di intrecci tra tutte le generazioni passate, risalendo a ogni minima scelta o cambiamento della storia (s minuscola ma ugualmente importante, perché propria di ognuno), a partire dal Big Bang e da cosa cazzo ci fosse prima. È inconcepibilmente enorme la serie di casualità che ci ha portato fin qua, fino a noi.

Ma questo è solo l’inizio, la nascita è solo la scintilla della vita. Si nasce per caso e senza chiederlo né volerlo, è vero, ma altro che dono, la vita è l’inizio di tutto. Ma qui finisce sempre che divago e vado a finire in discorsi troppo grossi, per me.

Noi siamo fortunati, dicevo, perché viviamo in una parte di mondo dalle potenzialità illimitate, e anche quando ci va male (mi rivolgo in particolar modo ai ragazzi che conosco), abbiamo più possibilità di moltissimi altri in altre parti del mondo per ricominciare, per continuare a provare. Io mi sento fortunatissimo, per la famiglia in cui sono nato, per le amicizie che ho fatto, per lo spicchio di realtà in cui sono cresciuto e cresco e così via discorrendo. È vero, non ho mai vissuto esperienze davvero spiacevoli (altra cosa per cui sono grato non so nemmeno a chi), ma conosco persone a cui invece sono capitate, e sono la testimonianza vivente delle mie parole: sono persone come tutti, eppure sono fortissime (penso in particolare a un paio di ragazze più giovani di me di qualche anno). Certo, anche il carattere ha il suo ruolo fondamentale, ma non credo che se fossero nate e vissute da qualche altra parte, scegliete voi quale, avrebbero avuto le possibilità di affrontare  certi avvenimenti e andare avanti che invece in Italia, per quanto contestata e in crisi, hanno avuto. Non parlo solo di possibilità “socialmente concrete” come l’università, ma anche di esperienze e conoscenze che nostri coetanei, o anche bambini, o semplicemente persone, possono solo sognare, se mai ne sentissero parlare. E queste cose aiutano, molto. Come sorridere in faccia a tutto.

Come al solito verso la fine mi sembro sempre sconclusionato… Vi lascio con una citazione (che è anche un link alla fonte) di una ragazza che gestisce un blog che mi piace moltissimo: “potremmo morire schiacciati da un autobus mentre andiamo alla coop quindi non piangere più, sorridi.”

-m4p-


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