Il Battaglione Sacro

Quest’anno s’è parlato di militari gay nell’esercito USA, ai quali Obama aveva aperto uno spiraglio, passato alla Camera ma cassato pochi mesi dopo dal Senato. La proposta era stata anche accompagnata da un sondaggio atto a tastare il terreno in vista dell’eventuale abolizione della linea Don’t Ask Don’t Tell (che proibisce a chiunque «dimostri propensione o intenzione di intraprendere atteggiamenti omosessuali» di prestare servizio nell’esercito, poiché questo «creerebbe un inaccettabile rischio all’alta morale, all’ordine, alla disciplina e alla coesione che sono l’essenza della potenza militare». La legge inoltre proibisce a qualsiasi persona omosessuale o bisessuale di svelare il proprio orientamento sessuale o di parlare di relazioni omosessuali mentre presta servizio all’esercito), tanto cara a Clinton.

Sulla questione non poteva mancare l’opinione degli esperti italiani del settore, da chi trova l’outing “inopportuno” (mentre invece “non criminalizza” i ragazzi che volessero divertirsi “in case di piacere controllate con ragazze maggiorenni”) a chi lo sconsiglia perché impedirebbe di “fare carriera”.

Per tutti cito un articolo trovato oggi, per caso, su Wikipedia.

Ah, per inciso, nessuno dovrebbe essere arruolato nell’esercito.

-m4p-

Il Battaglione sacro (in greco antico ἱερὸς λόχος / hieròs lókhos) era un corpo scelto dell’esercito tebano della Grecia antica, formato da 150 coppie di amanti omosessuali e creato, secondo Plutarco (in “Vita di Pelopida”), dal comandante tebano Gorgida.

Il battaglione fu creato perché si riteneva che ogni uomo sarebbe stato motivato a combattere al massimo delle proprie capacità sia per proteggere il suo amante, sia per evitare di disonorarsi nei suoi confronti.

Plutarco spiega anche la motivazione dell’impiego di questo “Esercito d’Amanti” in battaglia:

“Quando il pericolo incombe, gli uomini appartenenti alla stessa tribù o alla stessa famiglia tengono in minimo conto la vita dei propri simili; ma un gruppo che si è consolidato con l’amicizia radicata nell’amore non si scioglie mai ed è invincibile, poiché gli amanti, per paura di apparire meschini agli occhi dei propri amati, e gli amati per lo stesso motivo, affronteranno volentieri il pericolo per soccorrersi a vicenda.”

Sempre secondo Plutarco, Gorgida schierò inizialmente le coppie del Battaglione Sacro all’interno delle avanguardie tebane in qualità di militi scelti, per rinforzare la risolutezza degli altri. Ma dopo che il Battaglione si distinse nella battaglia di Tegira, Pelopida l’utilizzò come una specie di guardia privata. Per circa 33 anni, il Battaglione Sacro di Tebe non subì sconfitte ed ebbe un ruolo importante nella fanteria greca.

Il momento della sconfitta giunse durante la battaglia di Cheronea (338 a.C.), il combattimento decisivo durante il quale Filippo II di Macedonia e suo figlio Alessandro il Grande posero fine all’egemonia delle città-stato. Filippo era stato prigioniero di guerra a Tebe e lì aveva appreso le tattiche militari. Il resto dell’esercito tebano batté in ritirata di fronte all’esercito di Filippo ed Alessandro, ma il Battaglione Sacro, circondato e per nulla deciso ad arrendersi, rimase sul campo e cadde in battaglia. Plutarco racconta che, alla vista dei cadaveri ammassati dei membri del Battaglione, e avendo capito chi fossero, Filippo pianse ed esclamò:

“Che sia messo a morte chiunque sospetti che questi uomini abbiano fatto o sopportato qualcosa di indecente.”

AGGIORNAMENTO

Comunque, alla fine, come sempre, Bill Hicks è il più sensato:

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