I primi documenti di Wikileaks sugli Stati Uniti

Sebbene i documenti di Wikileaks non abbiano creato tanto scalpore per quanto riguarda l’immagine del nostro giovane premier (delle sue marchette sapevamo già tutti, quello che ignoravamo, Minzolini forse lo sa, è che anche all’estero lo considerino un coglione), la situazione cambia per quel che riguarda lo Zio Sam e i suoi – molto meno gossippari – interessi nei confronti delle altre nazioni. A partire da quelle Unite.

Emerge infatti che il gigante americano stesse (o stia?) controllando i vertici delle Nazioni Unite, a partire dal segretario generale Ban Ki-moon, passando per i membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del Consiglio di sicurezza fino ad arrivare, “nel 2009 e sotto il nome di Hillary Clinton, a una direttiva inviata ai diplomatici americani – a metà tra diplomazia e spionaggio – in cui si chiedevano dati tecnici e password sui sistemi di comunicazione usati dai funzionari ONU, dettagliate informazioni biometriche su uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi email e numeri di telefono, stando alle conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo” .

E andiamo a vedere quali sono (alcuni) di questi diversi Paesi del mondo:

Al primo posto la grande nemica (cinematografica e non) di sempre: la Grande Madre Russia, uno stato “virtualmente mafioso” a causa dell’utilizzo sistematico di boss della mafia per le proprie operazioni.

Passiamo ai nemici attuali: l’Iran e la Corea del Nord, uno scenario che per metà sembra uscito da un film hollywoodiano o da un anime giapponese. Pare che il re Saudita Abdullah abbia esortato ripetutamente gli USA ad attaccare l’Iran, che tra l’altro avrebbe ricevuto diciannove missili dalla Corea del Nord verso la fine di questo febbraio, mossa che farebbe temere ai diplomatici USA che “l’Iran possa colpire una capitale europea e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali”. E il New York Times non ha nemmeno pubblicato l’intero documento su richiesta dell’amministrazione Obama, ma parla di corruzione da parte dell’Afghanistan nei confronti degli Emirati Arabi Uniti, spiegando però ben poco.

Sembra pure che gli USA si siano impegnati a sbolognare un po’ di detenuti di Guantánamo a diversi Paesi stranieri, tra cui Slovenia (in cambio di un incontro con Obama), Isola Kiribati (milioni di dollari in cambio di un gruppo di detenuti) e Belgio (accettare più detenuti sarebbe stato «un modo low cost di emergere in Europa»).

Dal 2002 le autorità cinesi avrebbero coordinato un’intrusione nei sistemi informatici di Google condotta da agenti governativi, esperti privati e «fuorilegge di internet» reclutati dal governo (quando avrebbe potuto tranquillamente richiederlo, come fanno gli altri), ottenendo quindi l’accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

I Sauditi sarebbero i principiali finanziatori di Al Qaeda e il Qatar il «peggiore nella regione» nella lotta al terrorismo. Fornitura di armi «sempre più potenti» dalla Siria all’Hezbollah (una settimana dopo che il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva garantito al Dipartimento di Stato americano di non fornire armi alla milizia nel sud del Libano).

Fin dal 2007, infine,  gli Usa avrebbero avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che «funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito».

FONTE: corriere.it

Un altro, accurato, articolo si può trovare qui.

-m4p-

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