Colpa di Woodstock

Oggi ho letto un articolo molto interessante. Oltre ai commenti personali tra un paragrafo e l’altro, aggiungo in rosso la mia “parafrasi” di alcuni passi ambigui. Anche i neretti sono del sottoscritto.

Uno studio commissionato dalla congregazione americana dei vescovi cattolici e durato cinque anni, ha concluso che ne l’omosessualità e ne l’obbligo per i sacerdoti di rimanere celibi [semmai, più del celibato, è la castità forzata a frustrare sessualmente i parroci] sono tra le cause dello scandalo degli abusi sessuali che ha colpito la Chiesa.

Ohibò, mi domando cosa ci sia di peggio dell’omosessualità, per la Chiesa cattolica, per perdere un’occasione tanto ghiotta per demonizzarla.

Secondo la relazione finale della ricerca la causa degli abusi va ricercata negli anni 1960 e ’70, quando i sacerdoti, poco preparati e seguiti [e per quando riguarda i casi recentissimi? Quelli con protagonisti parroci nati proprio in quegli anni? Che influenza possono avere avuto loro?], sono stati chiamati a compiere la propria missione nel bel mezzo dei tumulti sociali e sessuali. In quegli anni, ha rilevato lo studio, i casi di abusi sessuali su minori da parte dei preti sono aumentati sensibilmente [questo significa che quella della pedofilia era una piaga già presente e documentata all’interno della Chiesa, anche prima della Summer of Love. Certo, il clima di quegli anni può aver influito sull’aggravarsi della confusione sessuale dei parroci cattolici, ma di sicuro non ne è la causa] e il problema è peggiorato quando la Chiesa, come risposta, ha prestato più attenzione agli autori che alle vittime.

Trovato: la libertà sessuale e di pensiero.

Lo studio è stato presentato oggi negli Stati Uniti dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici di Washington. Iniziata nel 2006, la ricerca è stata condotto da un team di ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York ad un costo di 1,8 milioni di dollari [come se tempo impiegato, un nome altisonante e soldi spesi fossero sinonimo di affidabilità]. Metà dei costi sono stati pagati dai vescovi [cioè dal Vaticano, cioè (anche) dall’ottopermille], 280mila dollari li ha stanziati l’agenzia di ricerca del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e il resto è stato coperto dalle fondazioni e dalle organizzazioni cattoliche [vedi sopra].

Con tutto il rispetto per il John Jay College of Criminal Justice di New York, mi sorge il dubbio che con un finanziamento di 1,8 milioni di dollari si possa aver, più o meno direttamente, influenzato i ricercatori.

Questo studio, scrive il New York Times che è riuscito a ottenere una copia del rapporto in anticipo [chissà come mai], probabilmente verrà considerato come l’analisi più autorevole dello scandalo nella Chiesa Cattolica d’America [perché, esattamente? Solo perché lo dice il New York Times, che tra l’altro nell’articolo originale parla di “risposta definitiva” (definitive answer)?]. In realtà la spiegazione basata sulla “”blame Woodstock” (responsabilità di Woodstock, il festival musicale che consacrò la cultura hippy [in realtà fu molto di più]), scrive il New York Times era già stata sostenuta dai vescovi fin dall’esplosione dello scandalo nel 2002 e ribadita dal Papa Benedetto XVI dopo i casi di abusi emersi in Europa nel 2010 [solo a me sembra strano che la relazione finale della ricerca ricalchi le accuse dei finanziatori e quelle di Ratzinger, dalle quali dista solamente un annetto?].

Peter Townsend (The Who), Jimi Hendrix e Janis Joplin

All’interno della Chiesa i conservatori hanno sempre ritenuto che la causa fosse da ricercare nelle tendenze omosessuali dei preti [un altro modo di demonizzare l’omosessualità agli occhi dei fedeli, come se non ci fossero state vittime di abusi femmine], mentre i liberali hanno sostenuto che fosse il celibato dei sacerdoti a indurre in tentazione [ennesima distorsione: ai preti cattolici non è vietato solo sposarsi (significato della parola “celibato”), ma anche avere rapporti sessuali o semplicemente masturbarsi, perché non lo si dice chiaramente anziché distogliere la mira? Ovvio, perché sarebbe più chiara la portata della frustrazione sessuale a cui sono sottoposti i preti cattolici]. La ricerca smentisce entrambe le posizioni.
I preti omosessuali iniziarono ad entrare in numero “notevole” nei seminari a partire dal 1970 e continuarono nel corso degli anni ’80 [questa frase presenta tre problemi: 1) chi decide cosa sia un “numero notevole”? Un criterio un po’ troppo soggettivo e discriminatorio per essere scientifico; 2a) come fanno a sapere quali preti erano omosessuali e quali no? L’omosessualità non è tollerata dalla Chiesa cattolica in quanto contro natura, perciò dubito che si sbandierasse il proprio orientamento sessuale, e non credo nemmeno che solo i colpevoli di abusi siano gay, nel caso ci si appelli alla cronaca come prova; 2b) anche prendendo per buona l’ipotesi che i preti gay dichiarassero apertamente la propria omosessualità all’ingresso in seminario o successivamente, non è da escludere che prima del 1970 ci fosse semplicemente più reticenza, magari proprio perché non c’era stata ancora la rivoluzione del 1969]. Presero dunque servizio a metà degli anni ’80 e in quel periodo i casi di abusi sessuali [documentati] ebbero un crollo per stabilizzarsi poi a livelli bassi.

Le vittime sono maggiormente ragazzi maschi non a causa dell’omosessualità dei preti ma perché nelle parrocchie e nelle scuole i sacerdoti avevano più accesso ai ragazzi che alle ragazze.

Ovvio, molte scuole cattoliche sono divise per sessi e in quelle femminili, ovviamente, sono le suore a essere presenti in numero preponderante, ma secondo me ci stiamo allontanando dall’unica questione che conta: l’abuso nei confronti dei bambini. Sesso e orientamento sessuale di vittima e carnefice fanno davvero la differenza? L’omosessualità è un’aggravante? Tutto ciò diventa rilevante nel caso in cui si consideri l’omosessualità contro natura, insomma, come nel Medio Evo, periodo a cui la Chiesa e i suoi fedeli più accaniti sono ancora saldamente ancorati, Inquisizione a parte.

Inoltre il rapporto rivela che soltanto nel 5% dei casi di abuso sessuale, il sacerdote mostra un comportamento coerente con la pedofilia definita come “un disturbo psichiatrico caratterizzato da ricorrenti fantasie, impulsi e comportamenti verso bambini in età prepuberale” [si getta fumo negli occhi con le parole per l’ennesima volta, per arginare e minimizzare il problema: il 95% dei preti coinvolti non rientra nella definizione di “pedofilo”, quindi non lo è anche se ha abusato sessualmente di un bambino]. Tuttavia lo studio definisce di “età prepuberale” i bambini di 10 anni o meno e quindi i casi di pedofilia sono stimati attorno al 22%. L’American Psychiatric Association nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali definisce di “età prepuberale” i bambini di 13 anni o meno [lo fa anche la lingua inglese: teenager (“adolescente”, in italiano) è infatti chi sia in età compresa tra i tredici (thirteen) e i diciannove (nineteen)]. Se lo studio, commissionato dai vescovi, fosse stato basato su questa definizione, la stragrande maggioranza dei casi sarebbero da considerare atti di pedofilia.

Sembra che i miei dubbi sulla buona fede chi ha condotto la ricerca fossero fondati, visto che ha usato un parametro arbitrario che riduce drasticamente la percentuale dei casi di abuso su “prepubescenti” anziché uno prefissato come quello dell’Associazione Psichiatrica Americana. Tra l’altro – l’articolo italiano non lo dice – il New York Times prosegue per un’altra pagina con alcune interviste, non prima però di aver specificato che la ricerca (The Causes and Context of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests in the United States, 1950-2002, “Le Cause e il Contesto dell’Abuso Sessuale su Minori da parte di Preti Cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002”) sia la seconda condotta dal John Jay College dopo quella, datata 2004, su “natura e portata” (nature and scope) del problema e che gli avvocati delle vittime, ancor prima di vederla, l’abbiano attaccata perché basata su dati forniti dalle diocesi e dagli ordini religiosi.

Lo stile di questa ricerca, così come ci viene presentata, è specchio fedele di quello della Chiesa, basato su dogmi e altre paraculaggini tipo il linguaggio oscuro e ambiguo, per annebbiare la mente delle persone e impedir loro di pensare col proprio cervello.

Io non so se Dio esista oppure no, ma davvero annullarsi con la cieca fede è un bene?

-m4p-

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2 commenti su “Colpa di Woodstock

  1. MA QUALE RIVOLUZIONE DEL 68. LA PEDOFILIA E’ STORICAMENTE ACCERTATA COME PRATICA PREPONDERANTE NELLA GERARCHIA EKKLESIASTICA SIN DAL SINODO DI ELVIRA DEL 306: Basta sfogliare i libri penitenziali del medioevo[1] per rendersi conto di quanto fosse diffusa la lascivia irrefrenabile tra i preti. Tali scritti affrontano perlopiù argomenti scabrosi e scellerati dei rapporti sessuali criminosi tra appartenenti al clero e bambini, fanciulle e ragazzi. Allora era chiamato in generale peccato di sodomia e comprendeva rapporti fra maschi adulti e contro natura con animali e bestie selvatiche, oltreché con bambini e adolescenti, nel qual caso si impiegava il termine più specifico di pederastia. Già il Sinodo di Elvira del 306 ci fornisce un quadro terrorizzante delle violenze sessuali che potevano avvenire sotto la cupola ekklesiastica ai danni di minorenni indifesi, tanto che si parlò con disprezzo di “catecumeni infanticidi” e di “violentatori di bambini”, stupratori di minori che erano spesso definiti – con un termine più circostanziato – pederasti, ovvero omosessuali con una spiccata predilezione verso i bimbi[2]. Solo con lo psicologo e sessuologo Havelock Ellis, si introdusse il termine pedofilo nel 1906, per caratterizzare chi abusa di un ragazzo in età prepuberale, prima dello sviluppo sessuale insomma. Ellis pubblicò, tra il 1897 e il 1928, la sua opera più importante, Studi sulla psicologia del sesso[3], in sette volumi, che fu posta all’indice in Gran Bretagna. D’altro canto, si preferisce il vocabolo efebolico, quando vi è nel soggetto malato la predisposizione sadica a violentare un adolescente nel fiore dei suoi primi vortici ormonali.

    A detta del dottore della chiesa Basilio (IV sec. d. C.), molti cristiani arrivarono a pregare da soli con mogli e figli per paura di divenire oggetto, durante i riti liturgici, della lussuria di vescovi e abati. Nell’888, all’epoca del Sinodo di Magonza, si denunciarono dei sacerdoti che avevano “usato carnalmente con le sorelle, generando dei figli”[4]. Non erano rari neppure gli accoppiamenti dei reverendi con madri e parenti. Analoghe denunce appaiono nel Sinodo di Olmütz del 1591 (c. 13), in cui si dà la colpa – con patologica schizofrenia religiosa – al solito demonio, che fotteva con le sorelline dei vescovi. Ma le punizioni – allora – erano esemplari e dure, stando almeno a ciò che si legge nei libri penitenziali del Medioevo: “Se il vescovo esercita il coito e la sodomia, è punito con 25 anni di penitenza, 5 a pane e acqua, e deposto; un prete deve far penitenza per 12 anni, 3 a pane e acqua; un monaco e un diacono 10 anni, e parimenti 3 a pane e acqua”[5]. Oggi, invece, la gerarchia cattolica adopera il metro all’inverso: le cariche più alte, come vescovi e cardinali, sono coperte con qualsiasi mezzo e salvaguardate con ogni stratagemma politico, giudiziario ed economico e, in caso di processi penali a loro carico, i prelati vengono trasferiti in altre parrocchie vicine o lontane a continuare la loro opera pastorale con le pecorelle smarrite. Mai si arriva ad una deposizione o destituzione. Caro Wojtyla, altro che corruzione della società contemporanea o come dice Ratzinger ateismo, relativismo e laicismo le vere cause della decadenza morale ed etica della società occidentale!

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    http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/

    http://alessiodibenedetto.blogspot.com/2010/04/fuori-della-chiesa-non-ce-salvezza.htmle

  2. Luciano. ha detto:

    Per la stessa ammissione di alcuni alti esponenti della chiesa in essa è entrato il “fumo di Satana” e vi sta albergando liberamente. Qualche ottimista pensa sia là per creare scompiglio tra i ‘ministri di Dio’, ma, studiando la storia del cattolicesimo, ciò che ha prodotto nel corso dei secoli e vedendo come tratta oggi bimbi e ragazzini, l’ovvia conclusione è che laggiù il demonio vi abbia messo radici. Smettiamo di farci prendere in giro; la pedofilia non è un fenomeno nato negli ultimi decenni. Sono secoli che la chiesa commette ignominie, solo che finora è sempre riuscita a tenerle nascoste. E anche oggi, nonostante i sofisticati mezzi di comunicazione e tutte le prove siano contro di essa, cerca di nascondere l’evidenza dei fatti con disgustose menzogne dimenticando che tramite la Bibbia Dio ci raccomanda: “Non mentite gli uni agli altri.” (Colossesi 3:9) Ma non riuscirà nel suo intento perché Dio, quel Dio che pensa di servire, presto chiederà conto delle sue azioni.
    La vera fede non è cieca, ma è “la sicura aspettazione di cose sperate, l’evidente dimostrazione di realtà benché non vedute.” (Ebrei 11:1) Il tipo di fede che ‘annulla’ la mente è quella che ci impedisce di vedere al di là del nostro naso; che ci impedisce di vedere le cose evidenti che accadono proprio sotto i nostri occhi.

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