Ossimoro 43

Stavo con una ragazza che cercava sempre di leggermi dentro, di interpretarmi, di capire come fossi. Probabilmente voleva supplire al fatto che non ne avessi la più pallida idea io stesso. Non che adesso ce l’abbia.
«Per te il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?» mi chiedeva.
«Per me è grande il doppio del necessario» le rispondevo.
«Il solito simpaticone. Lo sai com’è la storia, che se lo vedi mezzo pieno sei ottimista…»
«Non credo proprio. Se sei un cameriere e all’orario di chiusura vedi i bicchieri mezzi pieni, col cazzo che sei ottimista.»

Non le andava bene che scrivessi verso il basso, diceva che ero pessimista, che pensavo di essere perseguitato, sfruttato, colpito da disgrazie. Allora io scrutavo il suo sguardo severo e me ne convincevo.

Una volta mi portò dal suo astrologo per delineare la mia carta astrale. Io, che non credo a queste cazzate, detti le generalità di Charles Manson. Sull’orlo del pianto, mi dissero tremanti di amare i Beatles e il bondage e di odiare i film di Roman Polanski. Non potete capire l’imbarazzo quando dissi che in realtà sono nato a Fermo.

Nonostante fossimo entrambi atei, aveva da ridire anche su quello.
«Amore, quanto non credi in Dio?» mi chiese.
«Vuoi un numero o una figura retorica?»
«Tutt’eddue.»
«Allora… Ossimoro 43
Non l’avessi mai detto.
«È così che intendi crescere i nostri futuri figli?» sbraitò cominciando a strapparsi i capelli.
«No,» risposi calmo, «è così che intendo crescere i miei. Dei tuoi ne parli col padre.»
Più tardi, quando gli uomini della Forestale chiamati dai vicini l’ebbero sedata, andai in chiesa a pisciare nel confessionale com’ero solito fare dopo un litigio. A volte, quando la lite era stata grossa, mi portavo pure la Gazzetta.

Lentamente, inspiegabilmente, il nostro rapporto s’incrinò. Mi irritava talmente tanto che non riuscii a lasciarla per il disgusto che mi dava l’idea di doverle mandare un sms. Per non guardarla più negli occhi mentre facevamo l’amore la prendevo da dietro. Quando si stufò le comprai uno strap-on con cui prendere me. Mi divertivo sadicamente a minare le sue sicurezze inventando sogni da farle interpretare, visto che si ostinava a volermi decifrare, come quello in cui pugnalavo Gorbačëv con un coniglietto mentre gli succhiavo via la voglia dalla testa con una cannuccia di timpano di panda o quello in cui Margaret Thatcher vestita da hooligan m’implorava di sodomizzarla nel cerchio di centrocampo di Wembley durante la finale di FA Cup.

Ma poi finì.

Quando la mandai affanculo per avermi morso un testicolo anziché entrambi come le avevo chiesto, ebbi paura che si mettesse a leggere tra le righe, invece mi confessò che erano quattro mesi che si scopava l’analista, a cui veniva duro solo se sentiva parlare delle mie insicurezze quotidiane, come fare o meno il biglietto dell’autobus, abbinare le scarpe con la maglietta o far accoppiare la PlayStation 3 con l’Xbox 360.

Non fu facile, ma alla fine smisi di ridere.

Da poco ho persino scoperto che “ossimoro 43” non significa un cazzo di niente.

-m4p-

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2 commenti su “Ossimoro 43

  1. Pai ha detto:

    Perché il vostro rapporto si sia incrinato è davvero un mistero… eravate perfetti l’uno per l’altra!

  2. Orpheus_ ha detto:

    Adorabile

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