Dancing with Molly

Un paio di mesi fa, quattro morti per “Molly” (forma purificata di Ecstasy a citata anche da Miley Cyrus) hanno fatto scattare una nuova psicosi (come argutamente la chiamano i ragazzi di VICE) nei confronti della droga. Così sono inciampato in un articolo molto interessante.
Radio New Zealand

Aggiornato alle 14:26 del 22 settembre 2013

I negozianti della Nuova Zelanda possono vendere legalmente 28 tipi di droghe sintetiche, tutte approvate dal Ministero della Salute.

Il Psychoactive Substances Act è stato introdotto a luglio, ma le regolamentazioni probabilmente non saranno implementate prima del prossimo anno.

Il ministero afferma che 28 prodotti, la maggior parte dei quali contenenti cannabis sintetica, hanno ottenuto l’autorizzazione ad interim per la vendita.

Il group manager della Medicines Safety Authority, Stewart Jessamine, ha detto che le sostanze approvate sembrano essere a basso rischio.

In esse sono state riscontrate pochissime reazioni negative, comunque poco pericolose per la salute.

Il ministero ha stimato che prima dell’introduzione dell’Atto, le droghe sintetiche erano reperibili da più di 1.000 fonti, ma che ora, dice il Dottor Jessamine, la licenza di vendita è stata autorizzata a poco meno di 150 negozianti.

Radio New Zealand

Già, “legalizzare” non vuol dire (solo) “permettere di drogarsi quanto e quando ci si possa permettere” (come se adesso, invece…), ma anche controlli sulla qualità del prodotto, con conseguente abbassamento dei rischi per la salute, per non parlare dell’aumento delle entrate erariali. Mi piacerebbe metterci anche “diminuzione delle entrate dei cartelli illegali”, ma non me la sento di credere che, se ci fosse, sarebbe così significativa. E poi lo Stato è un cartello legale, quindi…

Rendere qualcosa legale non vuol dire necessariamente incentivarlo, né tanto meno scoraggiare comportamenti alternativi: chi ha pregiudizi nei confronti della droga non la proverà comunque, gli altri invece potranno togliersi la curiosità più facilmente, senza per forza diventare tossici o finire in galera. Legalizzare i matrimoni omosessuali, per esempio, non vuol dire -come blaterano i cattolici- che tutti gli omosessuali si sposerebbero (come se ci fosse qualcosa di male), perché non tutti gli omosessuali vogliono sposarsi, esattamente come gli eterosessuali, i cui matrimoni (di qualsiasi tipo) sono già in calo e per tutt’altri motivi. Io non cambierei idea sul matrimonio neanche se legalizzassero quelli tra cani e sedie perché, semplicemente, è una cosa che non mi tange né lede personalmente in alcun modo.

Legale e illegale non sono sinonimi di giusto e sbagliato. La prova? Giusto e sbagliato sono concetti astratti, assoluti e invariabili, mentre legale e illegale sono stati transitori diacronici (qualcosa che oggi è legale, domani potrebbe voler dire ergastolo, mentre ciò che ieri equivaleva a una condanna a morte, oggi è accettato) e diatopici (qualcosa di legale in Italia e illegale in altri paesi eccetera).

Legalizzare qualcosa vuol dire ampliare la gamma di possibilità all’interno della quale un individuo può scegliere cosa fare della propria vita e, quindi, la sua libertà.

-m4p-

Bill Hicks sulla “Guerra alla droga” (1989)

Le comunali di PSE (giusto per passare il tempo)

Post-it PSE

Clicca per andare al blog, cazzo.

Il 26 e 27 maggio 2013 i cittadini di Porto Sant’Elpidio si recheranno alle urne per le elezioni amministrative 2013. Per ora sono quattro le liste in gara presentate (dall’estrema destra di Fratelli d’Italia, L’Alternativa e Movimento 5 Stelle alla destra moderata del PD), per tre candidati sindaci. No, davvero.

Conosco altre nomination proposte e una la voterei anche, se fossi a casa in suddette date. E se avessi ancora il diritto di voto, cosa che ignoro visto che sono un po’ di elezioni che salto, volente o nolente. Ma dato che praticamente tutti hanno chiesto a mio padre di entrare a far parte dell’esecutivo, forse non voterei nessuno comunque. E chi se fida?

Sono tornato a casa da qualche giorno dopo sei mesi di assenza, e percorrendo la statale all’una di notte per rispondere a un sondaggio sulle puttane (ma anche per limonarmi una Guinness dopo troppa “birra” egiziana), m’è venuto da pensare. Sì, prima della Guinness. E delle mozzarelline fritte. E della marinara.

Ho già parlato dei motivi per cui detesto la mia città, ma mi va di approfondire. Mi cito:

Abbiamo un multisala che ha strangolato i cinema tradizionali nel giro di decine di chilometri. Stessa cosa per l’Auchan con i piccoli commercianti. Da noi campano solo i cinesi e i magnaccia, che riempiono di puttane i 7 chilometri di statale e gli appartamenti della città col beneplacito dei cittadini, che vanno a protestare in comune e in privato triplicano gli affitti.

Ecco.

Si fa presto a far campagna elettorale sbraitando che si cacceranno tutti. Prima ancora dei suddetti cinesi e magnaccia, ad imbracciare fiaccolefforconi saranno gli affittuari dei loro schiavi e delle loro puttane, ché i soldi di musi gialli e zingari valgono molto più di un pugno di voti, soprattutto in tempo de crisi.

Va tutto bene.

-m4p-

Feste

«Pazzo, tu erri. Perché io ti dico
che non c’è buio se non l’ignoranza
nella quale tu vagoli sperduto
più che gli Egizi nella loro nebbia.»

William Shakespeare, sociologo, ne La Dodicesima Notte, o Quel che volete

Per mezzo di questa battuta messa in bocca a Feste, non a caso un giullare, il buon vecchio Will anticipava Facebook e quegli utenti che son prodighi di “Mi piace” e commenti entusiasti per status d’accusa rivolti implicitamente a loro. Un’abitudine che rivela della natura  umana veramente ma veramente tanto.

Facciamo un esempio, un misto di conversazioni realmente avvenute e di alcune che se non hanno luogo è meglio. Per gli altri.

[Status velenosissimo ed esplicito (e anche un po’ populista, che va tanto di moda ultimamente, ma ci sta alla grande) verso ignoti. Che son anche ignari, ingenui e idioti. Segue pioggia di “Mi piace” e commenti più vuoti del programma elettorale del Movimento 5 Stelle. Prendiamone uno a caso.]

IM: TI AMO! [Commento rielaborato per preservare la privacy della persona interessata, il contenuto e l’ortografia della lingua italiana – N.d.m4p]

m4p: Veramente è dedicato (anche) a te.

IM: Ma checcazzo dici?!?!

m4p: Eh, lo so, càpita spesso di fraintendere a chi non è solito farsi un esame di coscienza ma è sùbito pronto a mettere le mani avanti e a spalar merda addosso agli altri non appena si sente minacciato, soprattutto quando le invettive giungono dal proprio oggetto del desiderio, dalle cui labbra si pende idolatranti e con la bava alla bocca. Ma anche più in basso. Manca qualche accento???

IM: Ti credi tanto migliore degli altri?

m4p: Non “migliore”, semplicemente “diverso” (inside joke). Io non giudico: non biasimo né giustifico, semplicemente analizzo. Posso esprimere la mia opinione senza venir tacciato d’essere un troll al soldo della carta stampata italiana? Sì, ti ho dato della grillina, il che è tutto dire. L’avevi capito?

ornament

Satirico, pungente al punto giusto, simpatico, brillante e arguto…

Son tutte qualità di cui son sprovvisto…

I 8 PSE

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Catullo, Carmen LXXXV

Io amo la mia città. Eppure la odio. Perché è vecchia, nonostante sia giovane (1952).

Porto_Sant'Elpidio-StemmaPorto Sant’Elpidio è vecchia, così vecchia che non solo il casello dell’autostrada (7 agosto 2011) è stato inaugurato con 38 anni di ritardo rispetto al resto dell’A14 (1973) e 87 rispetto al primissimo tratto (21 settembre 1924), ma addirittura ci hanno fatto una festa. Cioè, capite? Nel 2011, per un casello autostradale… manco fosse uno Stargate! Tra l’altro un casello talmente piccolo che ha una sola corsia. Col diritto di precedenza per chi se ne va. Eravamo talmente in ritardo che il primo veicolo a passare era trainato da cavalli.

Io amo la mia città. Ci sono nato e cresciuto per i primi diciannove anni della mia vita, ci sono i miei più cari amici e tutta la mia famiglia, che amo nonostante io sia la “pecora nera“, dal loro punto di vista.

Ho vissuto a Bologna, Milano e Londra e adesso faccio l’animatore, e quando torno a casa soffoco. Perché PSE è una città gretta. È come vivere nel Truman Show, tutto ciò che è fuori copione non esiste o è “cinema”. A Porto Sant’Elpidio non ci sono drogati e non ci sono gay, non si abortisce e non si divorzia. Cristo, persino l’adozione è un argomento sgradevole di cui sparlare sottovoce e con le finestre chiuse. Nel 2013. Dopo Cristo. Se una di queste cose accade in una famiglia non è un dramma, è una tragedia. Non ci si sente disonorati ma feriti, lacerati. E si somatizza e ci si incazza, si cerca la pietà degli altri stigmatizzando il colpevole, perché sono tutte realtà estranee a quella cristallizzata nella campana di vetro di un’insulsa cittadina marchigiana di manco 26.000 anime. Fottesega che d’estate si riempia di turisti abruzzesi e umbri col cervello più vuoto delle proprie tasche. Da me i giovani o sono rimasti a ristagnare nello stesso giro di conoscenze o sono scappati in città universitarie, illudendosi di poter ricreare un ambiente d’ampio respiro e multiculturale che si risolve in concerti fini a sé stessi, perché il suolo portoelpidiense è tutt’altro che fertile.

Perché? Perché la gente che ci vive non si merita altrimenti: più della metà dei suoi abitanti ha più di quarant’anni, che si dividono tra la fabbrica e la chiesa, e i giovani –in parte come loro– credono di essere al centro del mondo mentre invece è solo un neo, e con la loro convinzione lo stanno rendendo uno sfintere.
Per carità, non c’è niente di male nel vivere in una cittadina del cazzo, il mondo ne è pieno e non è nemmeno colpa nostra, ma farsi abbagliare da Giri d’Italia, Bandiere Blu, piste ciclabili e quant’altro è semplicemente patetico, è una vivacità apparente. Abbiamo un multisala che ha strangolato i cinema tradizionali nel giro di decine di chilometri. Stessa cosa per l’Auchan con i piccoli commercianti. Da noi campano solo i cinesi e i magnaccia, che riempiono di puttane i 7 chilometri di statale e gli appartamenti della città col beneplacito dei cittadini, che vanno a protestare in comune e in privato triplicano gli affitti.

Quanti miei concittadini consultano la Biblioteca Comunale? Quanti partecipano a I Teatri del Mondo? Quanti invece fanno di bar e chalet il proprio luogo di culto? O andate a una processione o alla messa di una festività maggiore, sarà pienone. Di gente e bigottismo.

Io amo la mia città, eppure la odio. Perché ha bisogno di sentirsi quello che non è per stare bene con sé stessa.

Io odio la mia città.

Eppure la amo.

Però la odio, cazzo.

-m4p-

Brutte notizie

Ieri sera ho letto questa nota:

Sorvolando sui grossolani errori di ortografia (se ne trovano anche di peggiori sulla carta stampata), ricordavo che la Gazzetta avesse una pagina Facebook diversa, quindi sono andando sul sito della “Rosa” (senza incontrare traccia alcuna della notizia) e ho cliccato sul pulsante del social vampire di Zuckerberg in alto a destra. Confermati i miei dubbi sono andato a controllare la pagina della fonte, che attorno alle 23:40 di mercoledì 9 maggio 2012 si presentava così (ho aggiunto i riquadri rossi numerati per comodità):

Note:

  1. Ho difficoltà a capire la prima parte dell’enunciato: “gazzetta ufficiale” de che? Lo sanno cosa significa la parola “gazzetta“? La seconda invece è falsa, come abbiamo appurato. Poi vabbe’, è tutto così villanamente in CAPSLOCK che lasciamo stare.
  2. Due “Mi piace” in un’oretta, con tutta probabilità dei creatori della pagina.
  3. Questa si ricollega all’immagine precedente: una notizia falsa di una pagina falsa con due dubbi fan e un’ora di vita è stata presa per buona e condivisa quattro volte senza verificarne fonte o veridicità (più un’altra dal profilo di uno dei diffusori).
  4. Il CAPSLOCK, gli errori ortografici e le menzogne tornano a calcare la mano, in uno spasmo orgasmico che vuole imporre credibilità alla farsa e invece la rende solo più patetica.

Ora ok, l’unico punto che mi sta davvero a cuore è il 3, gli altri sono più per dar colore all’articolo e divertirmi a spese di altra gente, che spero legga queste righe. Io stesso dico un sacco di cazzate (ma va?) e probabilmente la pagina è solo la scenografica impalcatura di un’infantile presa per il culo ai danni dei tifosi milanisti e non si beccherà nemmeno la denuncia per il reato di furto d’identità, non m’importa. Ciò di cui voglio parlare è la pericolosa abitudine di bersi tutto quello che viene vomitato dai media con facilità disarmante,  di cui quest’episodio è solo un minuscolo esempio. Ripeto: una notizia falsa di una pagina falsa con due dubbi fan e un’ora di vita è stata presa per buona e condivisa cinque volte senza verificarne fonte o veridicità, solo perché ci si è mascherati con un nome famoso e la parola “ufficiale”, evidentemente sufficienti per nascondere gli errori degli emulatori.

Si potrebbe discutere del fatto che la notizia venga da un social network e non dalle pagine (cartacee o telematiche) di una testata, che in genere linka direttamente l’articolo e non crea note per ovvi motivi pecuniari, ma viviamo in un mondo in cui si affiderebbe la vita dei propri cari a Wikipedia e i giornali stessi non sono esenti dallo scrivere articoli basati su “voci incontrollate e pazzesche” di fantozziana memoria. E inizia la mattanza sui pubblici fori, virtuali e non.

Certo la faccenda non avrà conseguenza alcuna se non l’auspicabile pubblico ludibrio di chi l’ha messa in giro e di ci ha creduto, ma non è rara la diffusione di notizie false o raffazzonate riportate in fretta e furia, che condizionano l’opinione pubblica e la memoria storica tanto quanto i pareri di chi ne espone di veritiere, e spesso rettificare non serve a niente: basta che le illazioni escano e il danno è fatto. Con una cassa di risonanza sufficientemente ampia e un nome altisonante o rispettato si può far credere quel che si vuole, rovinare reputazioni e vite e chissà che altro, tutto per colpa della morbosa superficialità delle persone, che preferiscono bugie interessanti a verità noiose.

E poi anche andasse al Real, Ibra la Champions non la vincerebbe lo stesso.

-m4p-

Link correlato:

Demagoghi, giochiamo a fare la demagogia?

La pagina Facebook Questa è la sinistra italiana ha pubblicato la foto sottostante:

“In calce”, la seguente descrizione:

Fatemi capire il sogno dei sinistri:
– Berlusconi condannato e cancellato da certa magistratura.
– Immigrati con due anni di permesso di soggiorno.
– Ius soli per gli stranieri nati in Italia.
– Montagne di tasse per il ceto medio.
– Parlamento occupato permanentemente da Bersani, Vendola e Di Pietro.
– Governo in mano alla sinistra.
– Comuni a gente del calibro di Pisapia.
– Zingari in appartamenti, con tutti i comfort pagati dai cittadini italiani.
– Elezioni farsa. Vittoria della sinistra, perché più bella, intelligente e furba.
– TG e approfondimenti in mano ai giornalisti di sinistra.
– Abolizione del ricordo delle Foibe.
– Scuola e università in mano alla sinistra.
Insomma, questa è per i sinistri la democrazia. Per noi è regime… regime comunista.

Superato lo sconcerto iniziale, dovuto soprattutto ai commenti di un gregge di pecoroni che usa il cervello come Tampax, mi sono divertito a fare un giochetto:

Fatemi capire il sogno dei destri:
– Berlusconi che falsifica i bilanci, ha fondi neri in società off-shore all’estero, evade le tasse, corrompe, è colluso con la mafia, è un massone, è prescritto, è prosciolto, depenalizza, accorcia la prescrizione, fa una valanga di leggi ad personam.
– Immigrati trattati come bestie quando va bene.
– Omosessuali trattati come malati bestie quando va bene.
– Montagne di tasse per il ceto medio.
– Parlamento occupato permanentemente da Berlusconi, Santanchè, Letta.
– Governo in mano alla destra.
– Comuni a gente del calibro di Alemanno (e regioni a gente del calibro di Formigoni).
– Escort in appartamenti, con tutti i comfort pagati dai cittadini italiani.
– Elezioni farsa. Vittoria della destra perché più bella, intelligente, furba, eterosessuale, dell’amore e chi vota a sinistra è un coglione.
– TG e approfondimenti in mano ai giornalisti di destra.
– Neofascismo.
– Scuola e università pubbliche distrutte a favore di quelle private.
Insomma, questa è per i destri la democrazia. Per noi è regime… regime fascista.

Fare demagogia è semplicissimo, soprattutto in un paese di ultras come il nostro.

-m4p-

La nuova al-Qaida

La crisi è la nuova al-Qaida, le si addossano le colpe di tutto: è lei che ha “falcidiato i posti di lavoro tra i giovani“, non la lenta e incoraggiata deriva dell’istruzione, la delocalizzazione delle aziende, il precariato, i contratti a progetto, gli stage non retribuiti, i licenziamenti facilitati o l’aumento dell’età pensionabile, per esempio. E come per la “vera” al-Qaida, anche la crisi è stata creata e armata da chi si vanta di combatterla su tivù e giornali, delirando impunemente, vomitandocela addosso, tenendoci per le palle.

Terrorismo finanziario, terrorismo mediatico, terrorismo in giacca e cravatta.

Ma non mi voglio dilungare oltre, costretto a bordo di un Frecciabianca (che fino a pochi giorni fa era un Intercity con la relativa differenza di prezzo) butto giù queste righe a penna e odio sempre di più Trenitalia. Volevo scrivere qualcosa di simpatico, ma viste le premesse… Superata Pesaro guardo fuori dal finestrino e cerco una similitudine che riguardi il mare per descrivere la crisi, ma mi viene in mente solo “un mare di merda”.

Parlando d’altro, alla stazione di Milano Centrale i Ministri hanno suonato quella che sarebbe dovuta essere la loro ultima data del 2011, e sebbene per me siano stati ingenui nell’etichettare le promesse di Pisapia come “già molto”, riconosco loro il merito d’aver dato voce alla protesta dei dipendenti di Rsi, Servirail (ex Wagon Lits) e Wasteels, che fornivano servizi per i treni notturni delle Ferrovie dello Stato diretti e a Parigi cui Trenitalia ha sospeso il contratto per cederne la gestione a Veolia, multinazionale francese. A loro il gruppo milanese ha dedicato Ballata del lavoro interinale, che io non mi sento di dedicare a nessuno.

Va tutto bene.

-m4p-