“La città ha bisogno di eroi” (cit.)

Sarà capitato anche a voi di vedere l’ultimo spot della Ceres, che per sicurezza ripropongo qua sotto.

Analizziamolo.

Sul tetto di un palazzo di una città c’è una festa senza Ceres, come ci tengono a farci sapere con un mega cartellone luminoso in stile SILVERCUP del film Highlander, manco fosse il tema della serata o il nome di chi si occupa del catering.

Le immagini, accompagnate da una colonna sonora plagiata ai The Fratellis, ci presentano gli “scherzi della natura” che popolano il posto, il sinistro gruppo che deprime la serata col proprio atteggiamento e il pessimo gusto in fatto di alcolici:

  • la spietata Fidanzata Polpo, avvinghiata al suo ragazzo davanti a due equivoci e intonsi cocktail alla frutta, gelosa, appiccicosa e possessiva… lasciarla no, eh?;
  • il malefico Manager con la Cravatta-lazo, che grazie a un talismano magico tiene imprigionati i suoi sottoposti, sciocchi nello scegliere Beck’s, Heineken e Miller (non ci sono le etichette ma forme e colori delle bottiglie sono inequivocabili);
  • i misteriosi Fighetti Fotocopia, che ostentano Corona Extra (un chiaro rimando all’uomo cui si ispirano) e cullano in grembo delle stampanti che seminano il panico riproducendo i loro volti mascherati con enormi occhiali da sole nel cuore della notte;
  • le temibili Fighe di Legno, lo “Statico Duo”, bruttissima copia delle Wooden Chicks di Paola Cortellesi, il cui carburante è un Martini inespressivo quanto loro.

Ma mentre il barista shakera l’ennesima delusione, arrivano gli eroi del titolo citando gli “animatori della serata” del Joker ne Il Cavaliere Oscuro (e Heath Ledger muore di nuovo): gli Stereotipati QuattroEd ecco che, scollegando un filo, il “NON” del cartellone luminoso si spegne, il “” si alza e il barista tira fuori le tanto agognate strong ale danesi, anche se nessuno si chiede come tutto ciò sia potuto accadere. Ma vediamo gli eroi in azione:

  • Il Re dello Scherzo, alias La Ciccia Umana, sguaiato ed esagerato. Privo di qualsiasi qualità e intrappolato in un corpo deforme, nessuno riesce a guardarlo per più di 30 secondi senza scoppiare a ridere. Lui crede di essere simpatico, invece sa solo fare il coglione;
  • Il Bello e Bastardo, alias Mister Figastic, un grande seduttore e un eterno Peter Pan. Si innamora ogni 3 giorni, e sempre di una diversa. Ha mille flirt, ma scappa dalle storie serie. Per scegliere quale figa sia meno di legno e poi inchiodarla, fa il gioco della bottiglia con una Ceres piena e poi la stappa, dimostrando che di vuoto c’era già il suo cranio;
  • Miss Inferno, alias La Figazza Invisibile, nel senso che non gliela vedrai mai. Non ha paura di niente e dice sempre tutto quello che pensa. È muta. Sembra che la sua vittima svenga per l’emozione, invece gli ha stritolato i coglioni con la mano libera. I sottoposti dello sventurato, finalmente liberi, anziché ringraziarla ripassandosela a turno, vanno a prendersi un’altra birra, stavolta quella giusta;
  • Il Genio, alias La Nerda, è irrimediabilmente pazzo. È aggiornato su tutto e sa sempre tutto, tranne di essere un sfigato invadente. È disordinato, incasinato e non sta mai fermo. È lui che propone agli altri cosa fare la sera, in genere un torneo a Magic: The GatheringPES  o Call of Duty. Per stampare ciò che vuole abusivamente, manomette le stampanti degli altri, che cominciano a dimenarsi come spogliarelliste a cui è stato appena infilato un centone nel tanga in una pioggia di fogli gialli che tanto ci penseranno quegli immigrati degli spazzini a ripulire.
In mezzo al delirio, i Quattro brindano mentre Simone D’Andrea, indimenticabile voce di innumerevoli cartoni animati, ci dice che “La città ha bisogno di eroi: Ceres c’è.
Cazzate. Quello che vuole dire davvero è che “(per divertirsi) la gente ha bisogno di alcol, preferibilmente della nostra marca“: non sarà il rotoscoping alla Waking Life e A Scanner Darkly ad abbindolarmi.
Per ultimo arriva l’immancabile disclaimer, opportunamente in inglese perché sanno che c’è un’infinità di gente che non lo capisce, per quanto semplice (considerate che c’è chi pensa che Life is now significhi “viva la neve”, true story), ma tanto, anche si capisse, basta che non guidiate: che poi spacchiate tutto, rubiate, aggrediate o stupriate qualcuno, alla Ceres non importa.

-m4p-

Nota:
I nomi di “Eroi” e “Antagonisti” e parte delle loro descrizioni provengono direttamente dal sito ufficiale della Ceres. No, davvero.

La Sindrome di Carlsberg

La Sindrome di Carlsberg (abbreviata in Al.Co.L.) è una sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità della sua abbreviazione. Il termine “Sindrome di Carlsberg” venne coniato dallo psichiatra e pediatra danese H. Ken Carlsberg in una rivista medica del V millennio a.C.; la chiamò così in onore di sé stesso, uno psichiatra e pediatra danese il cui lavoro non venne riconosciuto fino a che non ebbe chiamato una sindrome col proprio nome.

Probably the best syndrome in the world.
–Il dottor Carlsberg nell’incipit della sua relazione

Il dottor Carlsberg nel suo studio

Gli individui affetti da questa sindrome sono caratterizzati da una persistente propensione alle interazioni sociali e da schemi di comportamento socievoli e allegri, che li portano a interagire con gli altri, soprattutto se anch’essi portatori.

I meccanismi biologici alla base della Sindrome di Carlsberg sono incerti, ma fattori di rischio includono l’ambiente sociale, la salute mentale, la voglia di fica e la pubblicità. A lungo termine la sindrome può causare una serie di sintomi fisici tra cui cirrosi epatica, pancreatite, polineuropatia, demenza alcolica, malattie cardiache, carenze nutrizionali e gravidanze. Lia Celi direbbe che talvolta può avere un esito “fetale”. Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 140 milioni di portatori in tutto il mondo, che credono di essere il doppio.

La diagnosi è realizzabile grazie a dei questionari che comprendono la compilazione dell’alfabeto al contrario e il tracciamento di una linea retta. I disturbi psichiatrici variano a seconda del sesso: chi ne fa di più, ne ha di meno. Rispetto agli uomini, le donne sono più sensibili all’Al.Co.L. e più inclini a subirne i deleteri effetti fisici, cerebrali e mentali, anche se è molto difficile notare la differenza. Inoltre, le donne affette hanno un tasso di mortalità superiore rispetto agli uomini. LOL. Le donne che presentano disturbi correlati alla sindrome hanno anche diagnosi psichiatriche come depressione, ansia, attacchi di panico, bulimia, disturbo post-traumatico da stress o disturbo borderline di personalità, le stesse riscontrate dopo la fine dei saldi. Il miglior metodo di prevenzione è continuare a stirare. Gli uomini presentano invece caratteristiche di disturbo di personalità di tipo narcisistico, antisociale, disturbo bipolare, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che si manifestano contemporaneamente durante la guida. Le donne affette dalla sindrome di Carlsberg hanno maggiori probabilità di avere una storia di violenza fisica o sessuale, rendendo dunque superflua l’aggiunta di Ghb nel bicchiere.

Una portatrice

Atteggiamenti e stereotipi sociali possono creare ostacoli alla rilevazione e al trattamento della sindrome, soprattutto nelle donne. La paura della stigmatizzazione sociale può portarle a negare di essere affette da una condizione medica (l’essere donne, appunto) e a bere in solitudine, ingenerando un aumento degli stati di depressione negli uomini a cui la darebbero se bevessero con loro.

Sebbene la sindrome di Carlsberg abbia effetti collaterali mediaticamente appetibili come violenze domestiche, stupri, furti e aggressioni, è innegabile il suo ruolo di fonte d’ispirazione per innumerevoli scrittori, musicisti, pittori e bestemmiatori.

Quando il consumo di alcol viene interrotto troppo bruscamente, il sistema nervoso della persona soffre. Per non parlare di chi le capita a tiro. I sintomi acuti da astinenza tendono a diminuire dopo 1-3 settimane, per poi scomparire del tutto col decesso del soggetto. La disintossicazione avviene spesso grazie all’utilizzo di placebo come l’Heineken, un sostituto omeopatico della birra. Gli individui che sono a rischio solo di lievi o moderati sintomi di astinenza possono disintossicarsi praticando il cunnilingus durante il mestruo.  Tuttavia la disintossicazione non è un vero e proprio trattamento, quindi Amy Winehouse poteva evitare di farne una tragedia. Per le nostre orecchie.

La città ha bisogno di alcol.
–Slogan dell’ultimo spot della Ceres

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Shop in my City, traduzione

Se non sapete cosa sia Shop in my City e non riuscite a vivere senza, cliccate qui. Poi fatevi curare.

Ovvero: Io faccio il marpione al bar, lei si rifà il guardarobiere, così me la smollo per un attimo e non devo presenziare mentre sperpera i soldi che ho guadagnato evadendo le tasse. Dopotutto si sa, noi uomini dobbiamo pensare solo a mangiare e scopare e le donne sono tutte troie.

Ovvero: Le donne sono puttane, si filano solo i riccastri che le tumulano di oggetti, quindi anche a quella che voglio scoparmi stavolta compro qualcosa per farmela dare, visto che “fa regali a tutti”. Tutti quelli che le regalano qualcosa prima, almeno. Da adolescente cominci con le ricariche e crescendo passi a cellulari, cani, cabrio e coca. Voglio vedere se non mi dà il numero neanche così.

Ovvero: Compro tutto quello che mi chiedono ‘sti mostriciattoli così la smettono di rompere il cazzo e non devo perdere tempo a giocare con loro, che in cambio mi comprano un profumo coi soldi del padre, non sia mai che quello stronzo mi faccia un regalo di sua spontanea volontà. O che io faccia loro un regalo senza chiedere niente in cambio, sono mica cogliona.

-m4p-

Amore e morte (sottotitolo: “amare da morire”)

La necrofilia è una perversione sessuale molto rara tra le persone, mentre per i cadaveri sembra essere l’unica alternativa. Tra gli svantaggi della necrofilia ci sono la scarsa lubrificazione del partner e la puzza. Tra i vantaggi il non dover usare anticoncezionali o un nome falso.
Inoltre, necrofilia e zoofilia sono le cose che meno mi hanno fatto ribrezzo in Twilight.

Si possono distinguere tre tipologie di necrofili:

  • necrofilo semplice, senza l’aggiunta dell’articolo;
  • il necrofilo latente, che coi morti fa solo sesso online;
  • il serial killer necrofilo, chiamato anche ‘o Marpione dagli esperti.

Si tratta di una perversione tipicamente maschile, che nasconde a volte un’omosessualità che il soggetto non vuole ammettere, tranne nel caso di Jim Hutton. Le donne necrofile sono perciò per lo più compagne di partner necrofili e la loro fantasia sta nell’immedesimarsi con la vittima, le troie.

Mors mea, tacci tua. (CapaRezza, necrofilo semplice)

Tra le pratiche necrofile più comuni si annoverano: la mano morta, il bacio mattutino con la fiatella, l’eucaristia e Bruno Vespa.

Muor giovane colui ch’al cielo è caro (Giacomo Leopardi, necrofilo latente)

A Troia Achille uccise Pentesilea, regina delle Amazzoni, e dopo averla spogliata delle armi per farne bottino rimase abbagliato dalla sua bellezza e la violentò nonostante fosse già morta. Ma visto che lei non disse mai “no”, non si può parlare effettivamente di violenza. Per di più, durante l’amplesso Achille pensava a Patroclo.

Si uccide ciò che si ama. (Oscar Wilde, serial killer necrofilo)

Hitler è stato citato più volte come esempio di necrofilo, il che getta una luce del tutto nuova e romantica sull’Olocausto. Difficilmente, però, Spielberg ne trarrà un film.

Nelle relazioni necrofile il partner ti lascia all’inizio

L’atto perverso è espressione di dinamiche profonde, come la scelta del pesticida. Non si comprende la relazione con l’altro come persona, si esprime invece come relazione con i propri fantasmi incarnati nel feticcio, nel caso l’iPhone non basti. La scelta dell’oggetto rivela quanto poco mascherato sia il bisogno e quanto forte la ricerca di contatto. Un’alternativa economica all’andare a puttane, insomma. Tranne se si sceglie l’iPhone.

La fantasia più frequente vede l’altro corpo attivo, partecipante. Ma basta parlare della mia ex e torniamo ai necrofili.

Carl Tanzler, un medico, nel 1933 trafugò la salma di una paziente che due anni prima non era riuscito a salvare e la portò nella sua abitazione, dove tentò senza successo di farla resuscitare col cunnilingus. Più tardi, dopo aver annotato sul suo diario che aveva un sapore migliore di quelle che sanno di pesce, si limitò a “ricostruire” il corpo della donna con seta, occhi di vetro, una parrucca e un tubo di cartone alla zona vaginale della defunta donna, allo scopo di avere rapporti sessuali o abrasioni al pene, non è chiaro. Tenne nel suo letto il cadavere della donna per ben 7 anni, fino a quando cioè non fu riuscito a eiaculare, decapitando il cadavere dall’interno. Tanzler venne condannato solo per aver trafugato la salma, ma fu rilasciato in poco tempo. Stando a un’inchiesta condotta da Sandro Mayer, gran parte dell’opinione pubblica considerò l’accaduto come frutto del romanticismo del medico, il quale nel breve periodo di carcerazione ricevette molte lettere di solidarietà da parte di Barbara D’Urso e la CIA.

Ted Bundy portava le sue vittime in un luogo isolato, le picchiava e uccideva tramite strangolamento o armi da contatto; il cadavere veniva talvolta stuprato anche dopo che erano passati diversi giorni, per fare pace.

Jeffrey “mostro di Milwaukee” Dahmer lobotomizzò una vittima per non venire abbandonato, lasciando accesa per errore Mtv.

Potremmo intendere la necrofilia come l’esasperazione del bisogno di relazionarsi con l’oggetto assente, in cui i soggetti manifestano un desiderio di vicinanza e comunione con l’altro, contrastato dall’incapacità di lasciarsi andare a comunicare. La forma definitiva di nerd, in sostanza.

Dio è morto, Marx è morto. Quando si deciderà pure Woody Allen potrò finalmente organizzare la gang bang che sogno da tanto.

Mi scoperei volentieri un cane morto, maschio e minorenne per vedere cosa indignerebbe di più i soliti bigotti benpensanti.

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Aggiornamento

A stro’ logia

L’astrologia affonda le sue radici nell’inventiva di alcune persone che per orientarsi di notte si sono ispirate alla mitologia greca (a sua volta basata sull’ignoranza e sull’uso di sostanze stupefacenti) o, come l’ha definita il Dottor Sheldon L. Cooper del California Institute of Technology di Pasadena:

The mass cultural delusion that the sun’s apparent position relative to arbitrarily defined constellations at the time of your birth somehow affects your personality.
[L’illusione culturale di massa che la posizione apparente del sole all’ora di nascita rispetto a costellazioni decise arbitrariamente influenzi in qualche modo la personalità – T.d.m4p]

Lo zodiaco che conosciamo grazie ai cartoni animati è sopravvissuto fino a oggi perché i romani l’hanno rubato ai greci, e i loro discendenti hanno esportato democrazia e cultura un po’ dappertutto nel corso dei secoli, con straordinario successo. Sebbene il cielo notturno del nostro emisfero non sia visibile in quello australe e quindi i nati a sud dell’Equatore non possano risentire degli effetti di quelle stelle, i sempre egocentrici europei (v. ad es. un planisfero) sono riusciti a vendere anche a loro questa superstizione. Cosa rende il cielo dell’emisfero boreale più magico della sua controparte diversamente settentrionale? La storica e arrogante imposizione socioculturale? Il marketing? L’abitudine? L’acqua del cesso che scorre in senso orario?

Quando mi sono chiuso un dito nello sportello della Fiesta ho scoperto una nuova costellazione, che ho chiamato subito a gran voce con il nome di un essere mitologico per metà maiale.

Quella che vediamo, inoltre, non è nemmeno la posizione effettiva di stelle e pianeti in quel momento -come accennava già il Dottor Cooper- poiché vista l’enorme distanza la loro luce ci arriva col ritardo medio di un Intercity (tenete presente che quella del sole ci mette 8 minuti per giungere fino a noi e altri 250 affinché Carlo Conti sia soddisfatto dell’abbronzatura). Per non parlare poi del fatto che tendiamo a dimenticare la terza dimensione (oltre a lunghezza e circonferenza), e che cioè le stelle non sono appiccicate alla volta celeste: tra di loro distano -in profondità– parecchi anni luce, anche se appartengono alla stessa convenzione. Il fatto che “creino dei disegni”, insomma, è solo una coincidenza, un’impressione – a proposito di antropocentrismo e sostanze stupefacenti.

Penis Major, una costellazione visibile solo dopo la quarta pinta di Tennent's

Nonostante sia indubbia e scientificamente provata l’influenza della luna su maree, ciclo mestruale e licantropi dovuta a magnetismo e gravità, non esiste alcun risvolto mistico o arcano, tranne che per il ciclo mestruale. Se dovessi dar retta agli astrologi, poi, coi miei 26 anni dovrei aver già incontrato l’amore della mia vita almeno due o tre volte, un numero tale da poterlo identificare col mio dentista o col mio parroco, che all’epoca mostrommi un certo interesse per la cosa. La storia dell’amore della vita presenta anche due problemi alternativi, come ho già detto in un altro post:

  1. ci si innamora tra persone dello stesso segno con conseguente scioglimento di innumerevoli matrimoni e aumento di incesti;
  2. ci si innamora di qualcuno pur non essendo l’amore della sua vita, con conseguente aumento di depressione e di Satana.

Mentre le caratteristiche del segno zodiacale sarebbero quelle di come si appare agli altri, l’ascendente rivelerebbe invece la vera natura dell’individuo e, credetemi, se siete Vergine ascendente Sagittario come me, vi conviene. Tuttavia anche questa favola si basa su un’invenzione dell’uomo: il tempo. Bisogna considerare l’ora solare anche quando vige quella legale? Si tiene conto del fuso orario o ce n’è uno ufficiale e poi ognuno fa i propri calcoli?

Insomma come avrete capito Paolo Fox non è tra i miei amici né lo followo, e non solo perché nel suo sito ufficiale ci tiene a sottolineare che “non ha pagine su Facebook, Twitter o altri social network”. Mi chiedo come mai sia così refrattario al dialogo.

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F.U.CK. (Frequently Usked Ckuestion)

Non credi che prendere in giro qualcosa in cui credono ardentemente milioni di persone sia una pantagruelica mancanza di rispetto?
Più che altro credo che approfittare della credulità di gente primitiva per trarne profitto sia una mancanza di rispetto religiosamente maggiore. Ah, no, scusa, torniamo all’astrologia. Boh, forse è un’evoluzione della teoria dell’evoluzione: il più forte (in questo caso il più furbo) ha la meglio sul più debole (psico-spiritualmente) com’è naturale che sia. Darwinismo 2.0, a questo siamo arrivati.

Collegamenti esterni:

Fettswagen

Per Ilaria Salzano, autrice dell’articolo di Repubblica.it Obesi al volante – l‘auto cambierà così, “uno studio inglese dimostra [non “prevede”, n.d.m4p] che le persone in sovrappeso saranno sempre di più”. Per lei “servono modifiche importanti, dalla spaziatura dei pedali all’apertura dello sportello” delle automobili, non certo passare a stili di vita più sani, che poi Ronald McDonald s’incazza.

Nonostante quasi metà degli americani sia in sovrappeso e ben un cittadino a stelle e strisce su tre sia obeso, è dall’Inghilterra che arriva “l’allarme obesità per il mondo dell’auto”, che suona come se una 500 rischi di diventare una Zafira a forza di ciambelle nel carburatore. Non che in Italia sia meglio, anzi, si vedono sempre più bambini già ciccioni che insistono a strafogarsi di zuccheri e merda col beneplacito dei genitori, ma visto che la ricerca parla di 2030 e di maschi britannici, proprio non vedo la fretta, voglio dire, al massimo tra vent’anni sprofonderebbe l’isola della regina, un rischio che sono disposto a correre: sarebbe come un’enorme bustina di tè che aromatizzerebbe il Mare del Nord al gusto di Earl Grey e smog.

Ma ancora una volta la fregola d’avidità dell’uomo è un freno a evoluzione e selezione naturale: “Il settore automotive così è già in allarme: se è vero che le persone oversize sono una bella gatta da pelare è pur vero che risultano essere già ora un buon bacino di utenti pronti a spendere. Le Case già stanno iniziando a guardare oltre, offrendo prodotti per tutti”. Ai paladini del “vorrei vedere te” mi viene da dire che non è certo essendo accondiscendenti che si risolve un problema come questo.

Sempre secondo la ricerca 4 donne britanniche su 10 che al momento non soffrono di problemi del genere saranno in sovrappeso, mentre le altre 6 diventeranno anoressiche o bulimiche a causa del panico suscitato dall’articolo, per poi essere divorate dalle prime 4.

Tra le difficoltà del conducente che si vogliono risolvere si parla di “resistenza limitata in caso d’urto”, che significa che le panze non permettono agli airbag di scoppiare, oltre alla rottura di coglioni del clacson perennemente pigiato. Dopo circa sessant’anni, nel 2007 si è anche arrivati a modificare i manichini dei crash test rivestendoli col costume del Gabibbo.

Honda adatta le poltrone ergonomiche, Mercedes rafforza le maniglie, Porsche permette un’ampia regolazione del volante e la FIAT mette il Ducato tra le city car. Scordiamoci il futuro con le macchine che volano, insomma, probabilmente ce ne aspetta uno molto simile a quello di WALL•E. Per quanto riguarda l’argomento più in generale invece, nessuno che parli di cose davvero interessanti per tutti, del tipo: quando muore un obeso, quali sono forme e dimensioni di bara e loculo? E per la cremazione come si procede? Riaprono i campi di concentramento o l’inceneritore di Acerra è sufficiente? Il protocollo di Kyoto cosa dice a riguardo delle emissioni? Domande che resteranno senza risposta, sepolte da quintali e quintali di politically correct

i’m leavin’ it®.

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Magari non v’interessa neanche:

Tamarreide, bestiario

Il punto cardine del programma – che per il logo ha plagiato Guitar Hero e per il nome un libro di Floriana Tursi – sono le parole con la erre da far pronunciare a Fiammetta Cicogna, presentatrice affetta da rotacismo e passata alla storia per una serie di spot idioti. La svampita bionda sgallettata ci si para davanti uscendo da una lunga limousine nera che poco s’intona col suo abbigliamento da spiaggia e si mette a elencare tutti i sinonimi – veri o inventati apposta per il suo difetto di pronuncia – del termine che con buona pace di Virgilio e della dizione dà il titolo al programma, e un sorriso che fa credere che sappia davvero di cosa stia parlando. O che ci tenga. A sentir lei abbiamo il culo di presenziare all’apoteosi delle uniche otto creature dell’universo che si fregino con orgoglio dell’appellativo di “tamarro”, equamente divise in galeotti e giovenche nella salvifica missione di farci “finalmente […] scoprire cosa significa vivere come un vero tamarro”.

Il primo esemplare che ci viene presentato è Claudio, postino coatto de Roma che parla come Er Monnezza che ha ingoiato il gorilla del Crodino e legge Tamarreidi sulle fiancate vomitanti fiamme e teschi del bus che dovrà sopportare lui e i suoi sodali per un mese. Spavalda, la regia ha l’idea di sottotitolare in italiano i suoi deliri, come se tra il pubblico del programma ci fosse qualcuno in grado di leggere e decifrarli. Durante un siparietto à la Johnny Bravo, fuori campo aleggia la recitazione della sorella, che ci racconta della miracolosa palestra che l’ha aiutato a diventare tamarro. Roba da donargli l’8×1000. Ma Claudio non è solo muscoli e tatuaggi, a lui “piacciono le donne, in tutti i sensi” – qualunque cosa voglia dire – come ci dismostra sùbito:

Mai stato abbandonato da ‘na donna, anzi, òo sempre scanzate io: ne conosco una àa matina, m’àa trombo la sera, e poi er giorno dopo no’ à vojo più senti’ perché… nun me dà gnente.

Maledette troie senza cuore. Dopo aver chiamato “carattere” l'”egocentrismo” e “personalità” la “maleducazione”, entrano in scena la madre e il suo pagliaio, che si dichiarano sicuri che quando tornerà sarà sempre lo stesso, cioè uno scemo senza speranza. La sorella, invece, conferma che è “il più buono del mondo”, così buono che “basta un attimo per trasformarlo in una belva” e che secondo lei “litigherà con qualcuno”. Finalmente Claudio ci saluta – purtroppo è un arrivederci – e si mette a fissare i letti con sguardo ebete.

La prima truzza femmina che ci viene presentata è la ventiquattrenne Angelica (!) che, con la voce di Maurisa Laurito e le zinne di Jessica Rabbit punta da un’ape, chiama il bus “casa” (?) e sottolinea senza posa come ogni particolare sia stato fatto proprio per lei, tanto per far intendere quanto sia in disaccordo con Copernico. Mentre è ancora fuori dal veicolo, le sue tette hanno già fatto la conoscenza di Claudio, a bordo, e mandato in ebollizione il sistema simpatico (almeno quello) del ragazzo che, ormai prossimo all’eiaculazione, non riesce più a mettere in fila i pochi bisillabi di cui il suo vocabolario è fornito. Vicina ai precari in piazza di questi giorni, la procace napoletana dichiara smargiassa di lavorare solo quando trova un impiego che le piace – cioè il pezzo di carne in discoteca – sennò “disoccupata”. Giusy, la mamma di Angelica, sciorina una serie di eufemismi con esperienza da cintura nera per non dire esplicitamente ciò che pensa davvero della figlia, mentre Michi, il cornuto fidanzato, mette in scena con lei un patetico teatrino in cui finge di avere ancora un paio di testicoli tra le gambe. Prima di lasciarci al prossimo caso umano, però, Angelica ci pone un interrogativo freudiano: «Cosa c’è di più femminile di un seno prosperoso?» La classe, per esempio.

La regia indugia sulla neonata amicizia tra Claudio e Angelica con la sovrimpressione di alcune frasi significative, dette male e scritte peggio del loro erudito dialogo, tipo: “occhio co sti’ trampolini”.

Manuel, sguardo da mantide religiosa e piercing ai capezzoli da portone di casa, ci dice di essere un giocatore di tennis semiprofessionista. Il fatto che ci mostrino un servizio sbagliato la dice lunga sulla sua attendibilità, specie quando spara di essere stato con duecento donne ma che – sgomento! – non gli hanno lasciato niente, neanche un herpes. Almeno ha di cosa parlare con Claudio, e non sembra facile farlo senza usare i gesti. Secondo lui sul tamarro grava l’arduo e semanticamente errato compito di “esagerare, ma sempre nei limiti”.

Marika, ventiduenne romana, fa la vocalist – probabilmente per le suonerie degli stornelli – chiama “infanzia” la tarda adolescenza e confessa che a scuola non aveva amici e che tutte le donne la volevano picchiare. Figuriamoci adesso. In barba a una vecchia foto in cui è un cesso inguardabile, giura d’esser nata tamarra e di non seguire “una moda”, anche se «comunque il piercing e il tatuaggio è tamarro, e quindi io ho il piercing sulla lingua e tutti tatuaggi vari». Seguono poi diversi contributi di amiche con gravi disordini grammaticali – per i quali due dita in gola non bastano – che denunciano la superficialità della ragazza. Ragazza che si applica ma non ha le capacità:

A voglio far vedere, comunque che anche una… una tamarra, anche se parla in questo – in questa maniera… cioè, comunque, c’ha ‘intelliggenza: io lo dico, non sono colta ma sono intelliggente, che ‘intelliggenza còlta molto deppiù, perché non è detto che se-se-sessei colto sei anche intelliggente.

Torniamo nel bus, dove ‘o sistemone di Claudio per rimorchiare prevede di far notare a tutti e tutte quanto vicini siano i letti, vedremo se il giudice la riterrà un’attenuante valida in caso di al processo per stupro. Marika confida alla telecamera di aver avuto una buona impressione de “‘a tettona” e degli altri due mentre Manuel ricorda alle ragazze di stare attente alla testa come se fossero delle cretine qualsiasi, quando invece sono delle cretine da competizione. Di Angelica si vedono solo le tette.

Fiammetta, intanto, sempre più a disagio, sempre più gialla e sempre più di tre quarti, ci presenta così i prossimi due coglioni ragazzi che le danno lavoro: “Antonio, il tamarro grezzo, il campagnolo siciliano”, e Cristiana, “milanese viziata”. E immaginatevi se le stavano sul cazzo.

Antonio, uscito da un luogo comune, esordisce sospirando “meenchia” alla vista dell’autobus e anche lui gode del privilegio di essere sottotitolato, ma parla così male – ha ventun anni ma sembra Fiorello che imita Camilleri con un calzino in bocca – che in regia non capiscono neanche il soprannome. Il padre del giovane, un ex-gerarca nazista che raccoglie agrumi in mimetica, si è bevuto le palle sui tamarri che gli ha raccontato il figlio, il quale probabilmente gli scambia anche le pillole. Secondo Antonio i tamarri si capiscono da uno sguardo, nel senso che ne hanno uno solo: quello dei Teletubbies di fronte a un telefono a disco.

Al di là del nome e della madre uscita (devastata) da X-Files, Cristiana è la mia preferita. La meno tamarra in senso stretto del gruppo, sembra molto intelligente e, a diciannove anni, di gran lunga la più matura. Il fatto che abbia detto che il suo ideale sono i venticinquenni come me non c’entra niente, il mio affetto è sincero, ho anche superato il suo presentarsi a Claudio stuzzicandogli il prepuzio anziché stringendogli la mano.

Fiammetta ha questo dono di natura di far facce che non c’entrano niente col tono e – quando c’è – col contenuto di quello che sta dicendo, mentre alla regia interessano solo i pareri di Marika e Antonio, che già mi stanno sul culo. Cioè più degli altri.

E arriva la prima bestemmia del programma, la mia. Ricordate che Claudio aveva letto Tamarreidi? Orbene, l’ultimo idiota maschio del branco gruppo s’impunta addirittura a metà parola, e quel che è peggio è che, oltre a essere palesemente fuori luogo come una vergine in un convento, si chiama come me! Marco è di Torino, ha lo sguardo dolce, la capacità recitativa di una palla da biliardo scheggiata e una macchina che vedrei bene in Street Fighter II.

Finiamo la parabola discendente con Melissa, ovvero l’omino Michelin ossigenato e leopardato, nonché il terzo esperimento personaggio con la erre moscia del programma, sponsorizzato ormai dall’Associazione Italiana Logopedisti Suicidi.

Finiscono le presentazioni e scopro due cose che mi lasciano con l’amaro in bocca: si sono dati dei soprannomi molto meno fighi di quelli che gli ho affibbiato io e, parola di Fiammetta, potrebbe esserci un tamarro dentro ognuno di noi. Forse sì, forse no, io per sicurezza il mio l’ho depositato in bagno giusto qualche ora fa.

Auguro ai ragazzi di seguire davvero le orme di Enea: giungere a una nazione tutta loro dove fermarsi e trovar pace. E non rompere il cazzo a nessun altro.

-m4p-